Carlo Pepi e lo smascheramento delle truffe nel mondo dell’arte

Fondazione Amedeo Modigliani

Carlo Pepi e lo smascheramento delle truffe nel mondo dell’arte

pepi Quello dell’arte è senza dubbio un mercato proficuo, uno dei più redditizi del mondo contemporaneo: proprio per questa ragione la truffa, il mercato nero, i falsi e gli illeciti fanno parte quotidianamente di questo settore. Il problema della falsificazione nel campo artistico ha dei numeri da capogiro: si stimano illeciti che arrivano a fruttare anche 20 milioni di euro in solo colpo. Questa emergenza ha coinvolto numerosi nuclei investigativi, come ad esempio l’FBI, pronte a specializzarsi appositamente in questo tipo di crimine. A testimonianza che, per fortuna, c’è anche chi si occupa di smascherare i disonesti che intendono arricchirsi a discapito della cultura e del prossimo. Uno dei maggiori incubi per i truffatori è Carlo Pepi, pronto a occuparsi dei truffatori non per lavoro ma per passione verso l’arte e ciò che rappresenta.

Pepi, toscano che tutt’oggi alla soglia degli 80 anni vive a Crespina, sui colli pisani, ha una grande passione per l’arte fin da quando era bambino, nonostante la laurea in economia e la direzione di uno studio commerciale su insistenza del padre. Nonostante questo percorso, il pallino dell’arte è sempre rimasto, tanto che tra le molteplici attività finanziarie, inizia a collezionare opere di diversi autori, per lo più artisti che mentre erano in vita venivano adocchiati come pittori di serie b, primi tra i quali i Macchiaioli. La sua più grande passione è però il maestro Amedeo Modigliani, di cui è ritenuto essere a livello internazionale il massimo esperto a riguardo. E proprio su di lui, Carlo Pepi ha scoperto una truffa quanto mai attuale.

Si tratta della mostra di Palazzo Ducale a Genova del 2017, che nel bel mezzo del periodo espositivo (che ha riscosso un enorme successo) è stata chiusa per accertamenti giudiziari: è stato insinuato il dubbio che diverse opere dell’allestimento (ben 21 per l’esattezza) fossero dei clamorosi falsi. È notizia di gennaio 2018 che le indagini della Procura della Repubblica hanno effettivamente accertato che quelle opere non erano di Amedeo Modigliani e, di conseguenza, gli oltre 100.000 visitatori della mostra dovranno essere rimborsati. L’aggravante in questo caso è che, secondo l’esperta nominata dal tribunale Isabella Quattrocchi, la colpa è interamente degli organizzatori che hanno volontariamente e con consapevolezza predisposto l’allestimento in modo da “nascondere” i difetti che avrebbero potuto far sorgere il dubbio. Il buio messo a contrasto con luci fortissime sarebbe stato creato appositamente per annullare la vista periferica e impedire all’occhio di osservare i pigmenti, che ai tempi di Modigliani non esistevano. L’intera indagine è partita dalla denuncia di Carlo Pepi. Lui, che ha sempre rifiutato di lavorare nel mondo dell’arte, perché una passione non deve essere motivo di arricchimento economico, definisce così la sua missione:

Non è un problema di studio o di preparazione; è un problema di sensibilità. Di saper vedere le cose. Studi, leggi ma poi devi essere in grado di capire la materia, di cogliere le vibrazioni che la materia ha quando è viva, oltre la bellezza apparente. E riconoscere dove si trova il genio dell’artista e dove invece non ce n’è nemmeno l’ombra.

© http://www.artspecialday.com/9art/2018/05/09/carlo-pepi-smascheramento-truffe-arte/

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