Jean-Auguste-Dominique Ingres

Fondazione Amedeo Modigliani

Jean-Auguste-Dominique Ingres

Il 29 agosto nasceva Jean-Auguste-Dominique Ingres, protagonista del Neoclassicismo

By Barbara Martusciello on 29 agosto 2015 Il 29 agosto del lontano 1780 nasceva a Montauban, in Francia, quello che diventò il maggiore esponente della pittura neoclassica: Jean-Auguste-Dominique Ingres.

Il Neoclassicismo fu un fenomeno, in qualche misura legato allo Stile Impero, che coinvolse tutte le arti e la cultura alla ricerca di una nuova sobrietà dopo le ridondanze decorative volte a meravigliare del tardo-Barocco e il lusso e la mondanità “piena” del Rococò. Si guardò, quindi, all’arte antica, apprezzando quella Greco-Romana per la sua tensione verso l’equilibrio, le proporzioni e la perfezione ideali. In questo senso, Jean-Auguste-Dominique Ingres ne è il totale interprete pittorico, talmente fondamentale da aver ispirato, negli anni ’60 del XIX secolo, anche il giovane e poi grandissimo Édouard Manet.

Ingres, come molti artisti amanti del Classicismo, non potette esimersi dal visitare – e apprezzare! – Roma. Vi giunse, per aver vinto il Prix de Rome e accedendo a una Borsa di Studio a Villa Medici, nel 1806 e nella Capitale – dove ebbe anche un atelier in Via Gregoriana – dipinse le sue famose Bagnanti, molti disegni, paesaggi, ritratti ed episodi della Storia. In città approfondì da vicino la pittura di Raffaello e il Rinascimento italiano capendo da una parte la necessità dei proporre il nuovo e dall’altra la rilevanza del passato e dei migliori Maestri che lo avevano preceduto… Infatti, ebbe a dire: “Chi non vorrà attingere ad altra intelligenza che alla sua, si troverà ben presto ridotto alla più miserabile di tutte le imitazioni: a quella delle sue stesse opere.”; riconobbe, inoltre, il valore fondante della fatica e della preparazione: “In arte si arriva a un risultato notevole solo piangendo. Chi non soffre non crede.”. Pur se queste affermazioni possono apparire, specialmente oggi, da “vecchio trombone”, come il suo tributo al passato, egli non fu un artista “polveroso”: il suo contributo all’Arte fu profondo poiché vi portò un nuovo concetto, quello di “arte per l’arte” (come bene indicò nel 1846 F. de Laoenevais in “Peintres et scuipteurs modernes: Ingres” pubblicata sulla prestigiosa rivista “Revue des Deux-Mondes”), ovvero autonoma, che bastava a se stessa, concepita come valore assoluto, al di là di quello che raffigurava e di come restituiva la realtà. Egli, cioè, dimostrò una propensione più per la forma e una bellezza compiuta – e quindi non sempre veritiera – che un interesse per la mimesi (imitazione della Natura, del Reale). L’Arte, cioè, riuscì, anche grazie a lui, a esprimere l’idea dell’Artista, proponendo una nuova prospettiva sulle cose del mondo al di là di come il mondo appariva concretamente… Questo, proprio questo, ci ha introdotti a uno dei concetti che sostanzieranno poi la pittura moderna e contemporanea…

Jean-Auguste-Dominique, per questa sua piccola rivoluzione non fu subito gradito ai sui contemporanei, anche perché la sua pittura – che pure ci appare oggi magnifica a livello estetico, per capacità figurativa, di precisione del segno e della stesura cromatica – non mirava a sbalordire: tutto era ridotto all’essenziale e ciò apparve a molti insensato, persino misero, per i suoi tempi. La sua maestria fu compresa solo molto tempo dopo che l’autore aveva esordito come artista; morì famoso, felice e longevo il 14 gennaio 1867 a Parigi (è sepolto nel Cimitero Père Lachais) all’età di ottantasei anni restando, con Antonio Canova, uno degli immensi protagonisti del Neoclassicismo e dell’Arte di tutti i tempi.

© By Barbara Martusciello on 29 agosto 2015

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